L’inizio della vita

L’Italia, almeno all’apparenza, sembrerebbe uno dei Paesi più sensibili al dibattito circa i temi riguardanti le biotecnologie ma anche le scelte etiche a proposito di eutanasia, testamento biologico e tecniche di interruzione della gravidanza. Apparentemente, appunto, perché come è noto l’ignoranza scientifica in Italia non consente la creazione di una coscienza critica e il dibattito nell’agone mediatico sembrerebbe avere solo fini strumentali non coinvolgendo realmente l’uomo della strada che è solo il target di populismi contrapposti. Paradigmantico è stato in questo senso il referendum abrogativo della legge per regolamentare le modalità di fecondazione assistita: qui, la mancanza di sensibilità e coscienza non ha permesso il raggiungimento del quorum, mentre la gente che ha votato o che non ha votato “attivamente” più che avere una reale coscienza del problema è stata in gran parte blandita rispettivamente dal populismo dei movimenti promotori il referendum e delle gerarchie ecclesiastiche. I radicali, che senz’altro avevano ragione, non si sono impegnati in una reale azione informativa, ma agli anatemi del Vaticano risposero illustrando, ad esempio, le favolistiche proprietà taumaturgiche delle cellule staminali embrionali sfruttando colpevolmente il vero e proprio martirio di Piergiorgio Welby o la memoria di Coscioni. I valori laici, l’invadenza vaticana, il diritto della donna di disporre del proprio corpo e le tecniche di selezione dell’embrione sano, vituperate e bollate come eugenetica con colpevole ignoranza, sono stati affrontati solo obliquamente ed è facile capire il motivo: la descrizione dei problemi per essere recepita abbisognava di un impianto culturale che solo gli addetti ai lavori disponevano. Era facile prevedere che il Vaticano, spacciando per vittoria il fallimento del referendum, si sarebbe poi scagliato sulla legge in tema di interruzione della gravidanza. L’assunto degli antiabortisti e dei movimenti tipo “scienza e vita” fu ed è: l’arbitrio dell’uomo non può interrompere una vita. Ma cosa intendiamo per vita? In biologia si è inclini a definire vita un organismo dotato degli apparati indispensabili per la sopravvivenza: in questa definizione non rientrano ad esempio i virus che, non essendo dotati di alcuni apparati biosintetici, devono sfruttare quelli dell’ospite. I virus sono quindi delle particelle inanimate, comprendenti DNA o RNA, assimilabili al mondo inorganico così come i prioni, cioè le proteine responsabili di malattie neurodegenerative nei mammiferi come lo scrapie e la famosa encefalite spongiforme bovina. Non esiste, secondo me, una reale soluzione di continuità tra il mondo inanimato e minerale e quello organico e vitale. Secondo questa definizione di vita l’embrione non è vita soprattutto agli stadi precoci di sviluppo: esso è piuttosto una struttura anatomica in sviluppo tutt’uno con l’organismo materno. L’embrione quindi piuttosto di vita è una vita in fieri. Questo suonerà come un abominio alle persone che credono all’esistenza dell’anima, ma ogni credenza religiosa o superstiziosa non dovrebbe trovare spazio nell’impianto legislativo di uno Stato laico. Questo non toglie alcune prese di posizione etiche: non è legittimo, a mio avviso, creare embrioni per farne tessuti e pezzi di ricambio; le cellule staminali somatiche si presterebbero comunque bene a tali scopi di ricostruzione e ingegneria tissutale. Invece di invelenire il dibattito e fossilizzarlo in una sterile e immobile contrapposizione bisognerebbe a mio avviso implementare un’intensiva campagna anticoncenzionale per evitare l’uso estensivo dell’aborto, che è e resta comunque un’esperienza drammatica per la donna. “È al feto chi ci pensa, in quanto elemento debole e indifeso?” qualcuno potrebbe controbattare: appunto, evitiamo l’aborto con gli anticoncezionali.

4 Responses to “L’inizio della vita”

  1. Complimenti per il blog!Continua così!

  2. “non è legittimo, a mio avviso, creare embrioni per farne tessuti e pezzi di ricambio”.

    Ma se un embrione di pochi giorni non è vita (quindi, neppure una persona), se è il risultato dell’unione di uno spermatozoo e di un ovulo che si sarebbero perduti comunque, perché non sarebbe legittimo?

    Saluti

  3. credo che sia legittimo usare gli embrioni sovrannumerari, ora disponibili e giacenti prima dell’entrata in vigore della legge in tema di procreazione assistita nella ricerca. Mentre non mi sembra giusto l’uso di una fecondazione in vitro per creare cellule da usare nell’ingegneria dei tessuti, ma argomentare razionalmente questa opinione mi è difficile: potrei dire che mi sembra eccessivo scomodare un processo fecondatico e ontogenetico. Vedrei meglio a questo scopo la clonazione terapeutica che ha il vantaggio di fornire cellule autologhe. Naturalmente tutto questo è opinabile. Grazie e ciao,

  4. Grazie a te per la replica, anche se non entra nel merito.
    Mi rendo conto che si tratta di un argomento complesso e non liquidabile in poche righe. Sono sicuro che ci saranno altri momenti per tornare su questo tema.

    A presto

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