È di pochi mesi la notizia che l’ufficio brevetti americano ha accolto il ricorso di due fondazioni a proposito dell’ammissibilità dei brevetti riguardanti i metodi di derivazione di cellule staminali embrionali dalla scimmia e dall’uomo ottenuti da James Thomson dell’università del Wisconsin. Le fondazioni accusano i brevetti in oggetto di non avere le essenziali caratteristiche per essere definiti tali: mancherebbero della novità dell’innovazione e della non ovvietà per poter godere a pieno titolo delle protezioni brevettuali. Infatti, già agli inizi degli anni 80 era stata messa a punto una tecnica identica per isolare cellule staminali dal topo e il passaggio su organismi superiori senza ostacoli apprezzabili dovrebbe essere vista come una logica conseguenza.
Le fondazioni hanno dovuto usare questa scappatoia burocratica per ottenere il ricorso ma il loro intento è stato quello di sbloccare un settore della ricerca statunitense e non, nel quale i brevetti incriminati agivano in una sorta di monopolio. Caso vuole che dopo le restrizioni legislative imposte al settore pubblico dall’amministrazione Bush le uniche linee di staminali embrionali umane utilizzabili fossero proprio quelle dell’università detentrice del brevetto con il quale è balzata ai primi posti della classifica delle istituzioni pubbliche statunitensi aventi il maggior profitto. Inoltre per aggirare l’ostacolo legislativo, è stata creata una società privata afferente all’università che si occupa solamente di vendere le royalty.
Questo caso emblematico per poter affermare che qualunque tipo di forma brevettuale ostacola l’innovazione non permettendo il libero scambio delle conoscenze, requisito fondamentale per il progresso tecnologico.
Negli ultimi anni è partita una gara, promossa dalle maggiori potenze mondiali, per definire la proprietà intellettuale su qualsiasi invenzione o “scoperta” che potesse anche solo in parvenza avere un’applicabilità industriale ed estendendola a dismisura in modo da insabbiare altre applicazioni concorrenti e continuare a usufruire degli introiti esclusivi al di sopra di ogni legge di mercato convenzionale. Tutto il sistema si è consolidato nel 1994 quando, su pressione degli USA, il paese che vanta la proprietà del maggior numero di brevetti, sono stati stipulati i TRIPS (trade related aspects of intellectual property rights), accordi internazionali che vincolano gli stati membri a rispettare la proprietà intellettuale in cambio della possibilità di entrare nel commercio globale. Come si può immaginare tutto ciò è notevolmente deleterio per i paesi in via di sviluppo in quanto per progredire devono comprare i diritti e se non lo fanno gli si blocca l’import-export (pensiamo per esempio all’accesso ai farmaci).
Nel campo biotecnologico, in notevole avanzamento, tutto questo sistema è esasperato; infatti qui per un eventuale profitto si brevettano entità come geni se non addirittura esseri viventi (vedi oncotopo) dei quali la definizione di invenzione umana mi sembra moralmente alquanto discutibile. Inoltre, nella ricerca la proprietà brevettuale è aggiunta al copyright delle riviste di settore (tutte appartenenti a pochi gruppi editoriali) alle quali le istituzioni pubbliche pagano onerosi abbonamenti per avere la possibilità di accedere ai dati di studi che loro stesse finanziano. In difesa di questo sistema si dirà che il brevetto assicura un maggior progresso scientifico infatti stati più progrediti presentano maggiori richieste di brevetto e che il diritto d’autore garantisce la qualità e l’attendibilità delle pubblicazioni grazie alla peer review: questa è una visione distorta della realtà, infatti il denaro guadagnato con il brevetto viene speso per la maggiorparte in spese legali per tutelare proprio l’esclusività acquisita (il 70% dei brevetti impugnati non viene confermato) e solo una minima percentuale viene destinata a nuova ricerca; e l’avvento di riviste scientifiche open access ad alto impact factor (vedi PLOS) dimostra chiaramente che la qualità non necessariamente deve essere pagata dall’utente ed è la stessa comunità scientifica in toto, in modo trasparente, ad assicurare l’attendibilità delle pubblicazioni.Inizio ad essere stanco di maschere liberali che nascondono sempre un monopolio più o meno legalizzato. E per fortuna non sono il solo.
Liberamente tratto da IL SAPERE LIBERATO, gruppo laser.
L’immagine è un affresco di Giotto nella cappella degli Scrovegni: Cacciata dei mercanti dal tempio
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