Vita da ratti

Sin da quando comincia, il percorso di un aspirante ricercatore precario è irto di ostacoli. Tutto inizia con il mostruoso sforzo mnemonico richiesto nel ricordare l’esatta ubicazione delle migliaia di polveri, liquidi e quant’altro sia in dotazione del nuovo laboratorio. Superata questa fase, la nostra goffa manualità verrà messa alla prova con la preparazione delle soluzioni dei più svariati sali, operazione ostica sia per le pesate delle polveri ma soprattutto per i calcoli che le precedono, vero incubo di ogni tesista!!!
Quando tutto sembra andare per il meglio ecco l’immancabile atto di nonnismo del dottorando di turno che ci chiederà di preparare una soluzione di EDTA. Beh, diremo, cosa c’è di strano, si tratta pur sempre di una soluzione; e con questi pensieri ci avvieremo inconsapevoli verso un interminabile pomeriggio, dove tutti i nostri sforzi e la più fervida immaginazione non ci aiuteranno a capire quello che il dottorando, solo a giornata conclusa, avrà la bontà di dirci: l’EDTA non va in soluzione se non è costantemente tenuto a pH 8!!!
E questo è soltanto l’inizio…
Questo spazio vuole essere una raccolta di consigli e trucchi utili per superare certe avversità che si incontrano quotidianamente in un laboratorio e da cui nessun protocollo ci mette in guardia. Questo non ci aiuterà di certo a sbagliare meno, ma potrà almeno sfoltire la vasta categoria degli errori più frequenti a favore di altri in cui non ci siamo ancora imbattuti.

2 Responses to “Vita da ratti”

  1. Ma sono io il dottorando di turno?
    Mi sembrava di avere detto che deve essere a pH 8…
    Se non l`ho fatto mi spiace… non so se ve ne eravate accorti ma non e` che ne avessi piu` tanto per le balle di stare li`…

    Haloa!

  2. “ogni riferimento a fatti e persone è evenienza puramente casuale” , forse questa dicitura doveva essere messa all’inizio del post, :)

    saluti transatlantici

    domenico

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