Dagli al rumeno

Cesare Lombroso pubblicò L’uomo delinquente nel 1876, e un anno prima della pubblicazione de L’origine dell’uomo di Darwin sviluppò la teoria dell’atavismo. In breve lo scienziato notava dopo misurazioni antropometriche correlazioni fisiognomiche tra tendenza criminale e tratti fisiognomici. Addirittura la presenza di un’anomalia del cranio, la cosiddetta fossetta occipitale mediana, poteva predire devianze comportamentali del soggetto in questione. Da qui il famoso antropologo caldaggiava l’inserimento della pena di morte in Italia: come sperare un reinserimento nel tessuto sociale di un individuo naturalmente criminale?  È interessante notare che Lombroso applicava con rigore il metodo scientifico, ed era assolutamente interessato alle sorti della “povera gente”. Di tanto in tanto spuntano tendenze neolombrosiane in criminologia, penso ad esempio alla paventata maggiore frequenza  di individui con un cromosoma Y in più nella popolazione carceraria. Fatti di cronaca recenti individuano lombrosianamente il rumeno come criminale naturale che può essere espulso dal paese nonostante lo status di comunitario. Ricordo con dolore lo stillicidio di morti di operai rumeni nei cantieri, spesso lavoratori in nero. E come non ricordare che nelle misure dell’indulto erano presenti anche “sconti” per le morti bianche e lassismo nei controlli della sicurazza del lavoro? Se ad ogni morte bianca seguissero alti lai e riunioni plenarie dei ministri, saremmo in costante condizione di allerta nazionale, tutti i giorni. Sentito cordoglio va alla famiglia di Giovanna Reggiani, uccisa in modo orribile per mano di un omicida.

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