Il Cytomegalovirus, un agente opportunistico…

I Cytomegalovirus (CMV), membri della famiglia degli Herpesvirus, sono agenti ubiquitari che comunemente infettano le più svariate specie animali tra cui l’uomo. Sono altamente specie specifici, infatti il virus umano (HCMV) è incapace di infettare altre specie animali. Sono virus molto antichi, come è dimostrato, dalla rilevazione di anticorpi specifici in popolazioni di origini remote e isolate come gli Indiani di Tiryno del Brasile, dove non erano presenti agenti virali molto diffusi, quali il virus dell’influenza e del morbillo. Caratteristica di questi virus è di indurre la formazione di inclusioni citoplasmatiche e nucleari con conseguente ingrossamento della cellula infettata. Il CMV può penetrare nell’organismo umano per mezzo di secrezioni, liquidi organici oppure attraverso sangue e trapianto d’organo. Nel nucleo delle cellule epiteliali nel primo caso e dei monociti e dei macrofagi nel secondo, il virus inizia a replicarsi sintetizzando nuovi virioni, i quali diffondono all’interno di un tessuto o di un organo invadendo le cellule endoteliali vascolari. Esse sono sede di replicazione attiva virale. Da qui il virus viene riversato nel torrente circolatorio dove può essere fagocitato dai leucociti polimorfonucleati oppure penetrare nei monociti nei quali si ha l’instaurazione di un’infezione latente in un ospite immunocompetente. Se l’ospite è immunocompromesso invece, può avere inizio una diffusione sistemica con il coinvolgimento di nuovi organi o tessuti.  Il CMV possiede una bassa patogenicità; tuttavia è in grado di provocare un effetto citopatico nelle cellule infettate. Alla base delle infezioni latenti e persistenti vi è l’instaurarsi di un equilibrio tra il CMV e il sistema immunitario. La perdita di questo equilibrio in soggetti immunodepressi favorisce la replicazione virale a livello del tratto gastro-intestinale, dei polmoni, delle reni, delle ghiandole salivari e surrenali, del fegato e della retina. Le vie di eliminazione del virus sono la saliva, il latte, urina, lo sperma e le secrezioni vaginali. Le patologie più ricorrenti sono la retinite nei malati di AIDS, la polmonite nei trapiantati di midollo, sordità, ritardo di crescita, microcefalia, calcificazioni, cerebrali nei neonati. Studi sieroepidemiologici, mostrano che nel corso dell’esistenza il 40-100% degli individui nei paesi sviluppati e la quasi totalità di quelli che vivono nei paesi in via di sviluppo vanno incontro ad una infezione da CMV. La sua diffusione risulta endemica piuttosto che epidemica e non presenta picchi stagionali. Fattori socioeconomici ed igienici sono invece correlati strettamente ed in modo inversamente proporzionale alla diffusione della infezione sia orizzontale che verticale. Si ritiene che gli esseri umani siano l’unica riserva per il virus umano e la trasmissione avviene per contatto interumano diretto o indiretto. Inoltre a causa della labilità del virus ai vari fattori ambientali, è richiesto un contatto stretto per il propagarsi orizzontale dell’infezione. I veicoli di infezione includono: secrezioni orofaringee, urina, secrezioni cervicali e vaginali, fluidi spermatici, latte materno, lacrime, feci, sangue. I neonati e i bambini acquisiscono il virus durante lo sviluppo intrauterino o durante il parto, o in epoca peri e postnatale. Studi dimostrano che nei paesi sviluppati, lo 0,2-2,4 % delle infezioni avviene al momento del parto, l’8-60 % durante i primi sei mesi di vita nella maggior parte dei casi attraverso il latte materno; mentre nei bambini da uno a tre anni l’esposizione al virus avviene in genere in casa o negli asili; dai tre ai dieci nelle scuole mentre dopo la pubertà la via di trasmissione orizzontale più comune risulta quella sessuale. In condizione di trapianto la quasi totalità dei pazienti sviluppa una infezione attiva da CMV e in circa la metà dei casi l’infezione citomegalica ha ripercussioni cliniche di varia entità che possono andare da una febbre a un quadro clinico simil-settico, a una polmonite interstiziale.

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