Sul divulgare la scienza

 

Già il termine, divulgare, suona come antidemocratico e retorico: colui che divulga, possiede la verità e si china al vulgo che, ignorante e ingenuo, assimila materia già digerita da altri – tuttavia non apprende nel vero senso della parola. Tale ragionamento è applicabile a ogni campo del sapere.

Ma quando la conoscenza invade la realtà e si fa materia, l’ingenuità delle masse, che ingurgitano acriticamente nozioni che cadono dall’alto, diventa colpa e nocumento per tutti. La conoscenza scientifica ha liberato l’uomo da molti problemi fisici e costrizioni materiali, ha altresì aperto problemi filosofici ed epistemologici d’inedita portata, scoperchiando un vaso di Pandora di dubbi e domande esistenziali. Il relativismo ne è l’espressione più rappresentativa, essendo non a caso inviso a coloro i quali pretendono, ahimè, di essere portatori della Verità oppure, morbleu!, vicari di Dio in terra (questo indipendentemente dal ruolo positivo che la religione senz’altro esercita sulla vita delle persone o su gruppi di persone, ma a volte si pretende veramente troppo dalla credulità popolare, vedasi il dogma dell’assunzione in anima e corpo della Vergine Maria, dogma sul quale pesa, come noto, l’infallibilità del Papa). Ma, d’altro canto, come pretendere di più dalla “gente”? Di certo non si dovrebbe delegare al risultato di un referendum decisioni complesse e importanti come l’abrogazione di una legge che disciplina le norme di utilizzo delle tecniche per la fecondazione assistita. E qui, naturalmente, entra in gioco la libertà del legislatore che deve farsi carico in modo saggio e ponderato del bene comune. Ad ogni modo, il divulgatore è pertanto un intellettuale che interpreta (la trasformazione della natura dell’intellettuale da legislatore a interprete è già stata discussa da Bauman in La decadenza degli intellettuali: da legislatori a interpreti, Ed. Bollati Boringhieri), un interprete che deve essere libero per svolgere bene il suo lavoro. Un altro problema che deve affrontare il divulgatore scientifico è la selezione di una notizia notevole tra la congerie di nuove scoperte. Ma un dubbio mi assale, dubbio che è stato ben sviscerato da Simone Weil in Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale (Adelphi, pagg. 11-12): “[…] Quanto al progresso scientifico, non si vede come possa servire accatastare ulteriormente conoscenza su un ammasso già fin troppo vasto per essere abbracciato dal pensiero stesso degli specialisti; e l’esperienza mostra che i nostri antenati si sono ingannati credendo nella diffusione dei lumi, poiché non si può divulgare fra le masse che una miserabile caricatura della cultura scientifica moderna, caricatura che, lungi dal formarne la capacità di giudizio, le abitua alla credulità”; Weil, che scrisse questo pamphlet nel 1934, ben lontano dalla rivoluzione genomica per intenderci, descrive bene l’effetto paradosso dell’aumento della conoscenza scientifica sul senso critico comune.

3 Risposte

  1. Grazie Domenico, la riflessione della Weil è molto importante. Da lì si dovrebbe partire per un ripensamento della politica, perchè la scienza è e resterà patrimonio di pochi, ma le decisioni politiche per essere condivise devono radicarsi nel senso comune, che conosce la totalità strictu sensu più della scienza, la quale per principio la rifiuta. Il termine “naturale”, per esempio, con cui si valutano costumi e comportamenti, è di senso comune: per la scienza rappresenta una problematica indefinitamente irrisolta.

  2. io credo sia un dovere divulgare la scienza, non è facile perchè i fraintendimenti possono essere pericolosissimi, ma è l’unico modo per contrastare la superstizione, l’ignoranza, la credenza negli dei e tutta una serie di pseudoverità vendute con grande abilità.
    In Italia la proibizione dell’uso delle cellule staminali ha posto la ricerca in una posizione ridicola, ora se noi spieghiamo che le cellule staminali non sono bambini, ma che le cellule staminali esistono anche nella cute del nostro naso, forse, se questo diventasse un bagaglio culturale comune, anche il legislatore più ottuso potrebbe tenerne conto.
    E magari non saremmo costretti a subire proibizioni medievali.

  3. il chimico, giorni fa, che non so di che si parlava, con tono matter-of-fact, mi fa: no, no, io alla divulgazione non ci credo. serve solo a generare spaventevoli artefatti mentali.
    io ho detto: glom.
    continua a tornarmi in mente.
    insomma, mi sa che abbiamo tutti lo stesso dubbio.

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