Come diventare individualisti ed essere infelici

Ho una teoria per molte cose e una, ad esempio, per la mia agognata sanità mentale: bada bene, mi dico, che è necessario uno spazio collettivo, una piattaforma di condivisione, ecc. per non incorre al tritacarne della competizione individualistica, in cui l’egotismo è la deus ex machina di ogni relazione sociale. Io sono per natura piuttosto individualista, non per questo non cerco l’altro o ne penso male a priori, né tocco fondi di egocentrismo. Tuttavia, la forma mentale media è quella, sollevare simulacri di cartapesta, con il proprio ego erigere feticci e annoverare l’egoismo (che poi prende diverse forme, tra cui il nostro caro e made in Italy familismo) tra le religioni ufficiali dei nostri tempi. Vano è stato ogni tentativo di convincermi che nonostante tutto può esistere uno spazio d’azione comune (i problemi sono collettivi, le risposte a tali problemi meno). Quindi, “all’apparir del vero, tu misera cadesti” mia speranza di trovar infine nell’altro la stessa tensione morale e simili bisogni spirituali. O meglio: esiste gente simile a me, ma il livello di depressione è tale che alla mancanza di fiducia nell’altro corrisponde, da una parte, alla scarsa fiducia in sé stessi e dall’altra alla conditio si ne qua non del puntare tutto sulla propria persona, da cui appunto lo sfrenato individualismo che colpisce, come si può intuire, gente potenzialmente nevrotica che mal concilia la scarsa fiducia nei propri mezzi con l’impellente e vitale esigenza di diventare Napoleone. Quindi tentenno da un polo all’altro, dall’individualismo a una puerile tensione collettiva; ed ora, come si può capire, sono in piena fase fascio-nazi-individualistica e sto pensando seriamente di farmi un angolo votivo sotto il mio certificato di laurea o darne lembi scaramantici ai devoti oppure di sollazzarmi notte e giorno con i miei neuroni ippocampali. Sogno già che a Stoccolma il Papa m’incoroni gran visir della ricerca scientifica mondiale e che uno stuolo di Urì, fumiganti voglia sessuale, mi si faccia attorno attorno, come ‘na sonajjera d’angioli.

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